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venerdì 18 novembre 2022

Running stones e "gare qualificanti UTMB®", c'è un po' di confusione. Provo a spiegare

Negli ultimi due mesi, parlando con persone che alleno o amici che mi hanno espresso il desiderio di provare l’iscrizione a una delle gare dell’UTMB® 2023, o di fare una gara “qualificante” l’anno prossimo per tentare il sorteggio per il 2024, mi sono accorto che c’è ancora parecchia confusione. Niente di male, io per capirci qualcosa ci ho messo settimane, leggendo e rileggendo i regolamenti e provando a pensare ai diversi possibili scenari, e non sono per niente sicuro di aver capito tutto, ci sono delle cose che ancora mi mancano. Inoltre le diciture “UTMB® qualifier”, o “UTMB® qualifying race”, o “gara qualificante UTMB® World Series Events”, o tutti i derivati sui siti di alcune gare possono facilmente suggerire mal interpretazioni. Anche andando sul regolamento delle gare sullo stesso sito dell’UTMB® si può essere tratti in inganno, visto che riportano ancora le modalità di iscrizione per il 2022.

(Questa scritta sui siti di alcune gare trae molti in inganno, queste gare non danno Running Stones)


(Il regolamento della CCC® è ancora quello del 2022)

Quindi, risposta breve: per tentare il sorteggio a OCC, CCC® o UTMB® 2023 bisogna avere almeno una running stone, ovvero bisogna aver corso e terminato una delle gare dell’UTMB® World Series. Su questo punto non ci sono altre alternative, nemmeno per gli elite.

Ma spiegando nel dettaglio, ecco la risposta lunga. In queste gare delle World Series (qui la lista) primi 3 uomini e le prime 3 donne hanno la qualificazione diretta (relativa alla distanza fatta, ad esempio chi ha vinto la Transvulcania è iscritto di diritto alla CCC®, per correre l’UTMB® o si qualifica con un’altra gara World Series delle distanze sulla 100M – cioè 100 miglia, quindi gare che vanno dai 120 km in poi, ad esempio la LUT – oppure può chiedere una deroga all’organizzazione, che sceglie però a propria discrezione). Nelle UTMB®World Series Major (Val d’Aran by UTMB® per l’Europa, Doi Inthanon Thailand by UTMB® per l’Asia, più una gara americana ancora da definire) la qualifica diretta avviene per i primi 10, oltre ai primi 3 di ogni categoria “master”.

(Running stones da guadagnare nelle divese distanze delle UTMB®World Series)

La TDS® non fa parte dell’UTMB® World Series, quindi l’iscrizione è più “classica”, e gli atleti sopra un certo indice di performance (l’UTMB Index, ovvero il vecchio punteggio ITRA – cioè, in realtà è ancora anche punteggio ITRA, ma non pensiamoci) possono iscriversi direttamente, o gratuitamente, o pagando, a seconda del punteggio e della provenienza (non entro nei dettagli per non complicare).

Se l’anno prossimo si vuole provare il sorteggio per l’UTMB® 2024, nel 2023 bisogna correre una delle gare delle World Series, non le gare “qualifiers”. Aumentano le possibilità se si fanno più gare e di distanze lunghe delle World Series, accumulando running stones, ma facendo tante qualifiers non aumenta alcuna possibilità, non si accumula niente. Correndo le qualifiers si ha questo UTMB Index, si può aumentare questo punteggio con le prestazioni, non con l’accumulo di gare, e in ogni caso un indice di performance alto può servire a chi ha punteggi alti. Ah, l’Index è valido per gare fatte nei 24 mesi precedenti (immagino rispetto al giorno del sorteggio, o delle finals UTMB®? Vabè, avevo detto di non sapere tutto), quindi non bisogna adagiarsi col tempo.

(Per fare la gara UTMB® bisogna aver corso almeno una gara UTMB® Index 100K o 100M)

A cosa servono quindi le “gare qualifiers”, cioè le "UTMB® Index"? Ovvero gare come Maremontana, Campo dei Fiori, Mottarone, UTLO, eccetera? Sostanzialmente servono per 3 cose.

1- Per avere la possibilità di iscriversi alle gare delle World Series. Non so esattamente se tutte le gare UTMB® World Series lo richiedano, ma ad esempio la LUT chiedeva di avere corso delle gare “qualifier”, ovvero di avere un UTMB Index valido.

2 - Il caso di maggior utilità delle gare qualifiers può essere nell’eventualità si abbia solo una running stone (quindi si abbia corso una gara da 20K delle World Series) e si voglia correre CCC® o UTMB® (per la OCC sarebbe sufficiente la 20K). Per farlo bisogna aver completato una gara qualifier da 100K o da 100M. Se ad esempio si ha finito la UTLO 100 km, si può tentare il sorteggio di CCC® o UTMB® anche avendo corso poi solo una gara breve da 20K delle World Series, quindi con una sola running stone. Nel caso si abbia corso una gara World Series 100K o 100M, per tentare il sorteggio a CCC® o UTMB® non è necessario avere corso una qualifier della relativa distanza, è già sufficiente la World Series fatta (se ho capito bene).

3 - Un alto perfomance index può servire nel caso di rinuncia alla partecipazione ad una delle gare di Chamonix da parte di un qualificato diretto attraverso le World Seires. Per farlo credo bisogni scrivere all’organizzazione entro metà giugno, limite entro il quale un qualificato può rinunciare. Ovvio che i posti liberi non sarebbero tantissimi e a poter essere ripescati potrebbero essere atleti dall’alto punteggio. In ogni caso, questi ripescati (chiamati lucky loosers) dovrebbero avere completato una delle gare World Series. Da qua non si scappa.

(Dal sito UTMB®)

Per riassumere in breve. Se sul sito di una gara vedete scritto gara qualificante per l’UTMB®, non fatevi ingannare, perché molto probabilmente significa che è una “gara qualifier”. Per poter accedere al sorteggio bisogna necessariamente aver corso una gara delle World Series. Tutto il resto poi si capisce col tempo

(Questo articolo ha solo scopo esplicativo, diciamo così, mi astengo quindi da ogni giudizio su questo metodo 😉. Non sono entrato nei dettagli, tipo le iscrizioni di gruppo, eccetera, o rischierei di fare ancora più confusione. Se ho fatto degli errori scrivetemi pure e correggerò.)

martedì 18 gennaio 2022

Tutta una questione di soldi? Differenze di prezzi pettorali UTMB-TOR vs US Trail Races

Tra le critiche che si rivolgono contro l’UTMB c’è il costo del pettorale, che si è gonfiato sempre di più ogni anno. Aggiungiamoci le lamentele del mancato rimborso del 2020. Critiche che vengono fatte anche al Tor des Geants. Critiche anche condivisibili, soprattutto vedendo la lievitazione dei costi rispetto a qualche anno fa.

Ora, io sono stato abbastanza critico nei confronti dell’UTMB verso la nuova formula e l’UTMB World Series, così come non sono mai stato un amante del Tor. E lungi da me fare l’avvocato del diavolo. È vero che i costi sono già alti anche senza considerare il pettorale, considerando viaggi, pernottamenti e spese varie. Non voglio nemmeno fare le pulci sul come vengono investiti quei soldi, se solo per arricchirsi o per dare un prodotto sempre migliore (o entrambe le cose, forse l’opzione più probabile). Voglio però spostare il discorso su un altro piano di ragionamento, soprattutto quando viene messo in mezzo il trail running negli Stati Uniti, dove “si prendono meno sul serio”, dove “le gare sono più a misura d’uomo”, dove si corre “senza tante menate”.

Ultima premessa, anche i costi delle gare americane hanno un perché, spesso per la manutenzione dei sentieri, per devolvere i fondi ai parchi coinvolti, per rientrare nelle spese da dividere spesso per un numero di partecipanti ridotto, ecc…

Dunque.
UTMB (170 km): 305 €
CCC (100 km): 189 €
TDS (145 km): 229 €
OCC (55 km): 115 €
Tor des Geants TOR330: 900 € (600 € per gli iscritti del 2020)
TOR450: 1110 € (800 € per gli iscritti del 2020)

E poi le americane, in dollari (per fare la conversione, al momento 100 $ equivalgono a circa 87 €, quindi 200 $ sono circa 175 €, 400 $ circa 350 € - arrotondando).
Western States (160 km): 410 $
Leadville (160 km): 375 $
Wasatch (160 km): 300 $
UROC (100 km): 210-230 $
Canyons (100 km, UTMB World Series): 275 $
Black Canyons (100 km): 295 $
JFK (50 miglia – 80 km): da 200 a 300 $ a seconda del periodo
Bandera (100 km): 190 $ (mi pare può variare anch’essa a seconda del periodo, ma quando mi ero iscritto avevo pagato quel prezzo)

E così via, più o meno con costi non troppo distanti. Anche in gare locali di 50 km è davvero facile trovare gare che vanno tra gli 80 e i 100 $. Persino le gare su strada non sono male. Ho provato a dare un’occhiata a mezze maratone o maratona non troppo lontane da Baltimore, i prezzi anche solo per i 21 km difficilmente vanno sotto i 50 $. Ho partecipato solo ad una 10 km lo scorso 4 luglio, 40 $.
In genere non ci sono rimborsi, tutto dichiarato già nei regolamenti, nemmeno con la pandemia ci sono state eccezioni, se non rarissimi casi, o con la possibilità di spostare l’iscrizione agli anni successivi. Non so il dettaglio per ogni gara, ma so di aver perso tutti i soldi dell’iscrizione alla Bandera a cui non ho partecipato, come quelli della Beaverhead 100 k in Idaho (altri 200 $ e passa, non ricordo di preciso e non voglio ricordare).

Le gare della Triple Crown of 200s, ovvero le ultra più simili al Tor des Geants, la Tahoe 200, Bigfoot 200, Moab 240 (i numeri stanno per le miglia, per la conversione in chilometri, moltiplicate per 1,6): 1495 $. Ognuna.

Il tutto considerando – certo – che reddito pro capite e costo della vita sono diversi, più alti negli Stati Uniti rispetto a Francia e Italia, però si può anche pensare che le gare americane citate, pur con distanze simili a quelle europee, sono anche generalmente più brevi come durata (per via dei percorsi più veloci), sono difficili da raggiungere, tra voli e viaggi in auto, e non ci sono gli stessi servizi e standard di soccorso europei. Ci sono servizi diversi non presenti (o scarsi) in Europa, come i pacer (non sempre), o le drop bag che vengono trasportate sul percorso (ma il Tor lo fa, ad esempio). Le differenze sono tante, ma spesso sovrapponibili. Ci sono pro e contro da entrambe le parti.

Tutto questa pappardella per dire che forse quelli che noi a volte vediamo come cattivoni non sono così cattivoni, e quelli che vediamo come superfighi non sono così superfighi. Che nel costo delle gare ci sono cose di cui non conosciamo un’acca, che il prezzo lo fa anche e forse soprattutto il mercato e lo fanno le dinamiche economiche (di cui sempre non conosciamo un’acca).

Niente, tutto qua. Il discorso potrebbe essere lunghissimo ancora, senza arrivare nemmeno ad una conclusione. Tutto questo solo per ricordare un’ultima volta che quando ci lamentiamo di qualcosa o esaltiamo qualcos’altro, assicuriamoci di sapere come stanno bene le cose. Certo, in questo ragionamento può rientrare la mia lamentela sulla struttura dell’UTMB World Series e i nuovi metodi di iscrizione, di cui io sicuramente non so tutte le dinamiche, ma è una lamentela in cui non inserisco il lato economico, che probabilmente c’è, ma non penso sia il problema principale della questione.

venerdì 14 gennaio 2022

Alcuni dei tanti motivi per cui sono critico con le novità dell'UTMB

Quando quest’anno sono stato critico nei confronti dei nuovi criteri di partecipazione all’UTMB (e non tanto nella creazione del circuito e della “finale” all’UTMB, allo stesso modo di Kona e Ironman – in realtà sì, ho criticato un po’ anche quello, ma è la parte meno importante del mio cattivo giudizio, e anzi, col tempo ho pensato che non c’è nulla di scandaloso in questo). Il motivo era principalmente perché vedevo quello che accade con la lottery per la Western States, temendo che possa accadere lo stesso anche per le gare di Chamonix. Ovvero? Che gli elite mondiali possono fare le gare direttamente qualificanti, piazzarsi, e guadagnarsi il diritti alla gara finale di Chamonix. Pura meritocrazia, e fin qua tutto ok, tutto giusto. Ci sono poi il resto delle persone che si possono guadagnare le “stones” per poi partecipare al sorteggio, stones che si possono accumulare col numero di gare a cui si partecipa, se ho capito bene (quindi chi può permettersi di iscriversi e viaggiare in giro per il mondo guadagna più possibilità). E qua già inizia a scricchiolare, e non poco. Certo, gli aspiranti partecipanti aumentano continuamente, rendere sempre più selettiva la possibilità (attraverso i punti delle gare qualificanti) di tentare la sorte ha funzionato fino ad un certo punto a limitarne il numero. Però almeno finora non importava il numero di gare fatte, visto che era sufficiente averne completate due, mentre ora, se puoi partecipare a 10 gare, hai più possibilità rispetto a chi può permettersene una. Molto poco meritocratica e molto selettiva daelle proprie capacità economiche.

E poi chi altro è penalizzato dal nuovo metodo? Gli outsider, gli underdog, quelli non abbastanza forti da essere elite, ma che possono piazzarsi bene e che magari in giornate particolarmente buone e situazioni fortunate possono anche inserire il garone. Io mi permetto di inserirmi qua. Io non sono elite, non scherziamo. I più forti al mondo mi danno ore, sono più veloci, più resistenti, più tutto. Attraverso il nuovo metodo di partecipazione, insomma, dovrei fare come i partecipanti “comuni” (brutto termine, lo so, non me ne sta venendo in mente uno migliore). Per carità, non sono nessuno, andrebbe anche bene così, se non fosse sbagliato (secondo me) e discriminante di base questo sistema per tutti i non-elite. E finirà che uno come me (non necessariamente io, ma qualsiasi trailrunner di buon livello, ma non abbastanza da piazzarsi nelle gare dell’UTMB World Series che danno accesso diretto a chi arriva nelle prime posizioni) potrebbe aspettare anni. Più o meno come accade alla Western States, o pure peggio.

Ecco, dopo un mio post (o commento) quando a maggio uscì la notizia, qualcuno mi disse che – appunto – questo metodo di iscrizione avviene anche alla Western Staes: risposi che la base è diversa. Intanto, alla Western States il numero di partecipanti è notevolmente ridotto, a causa delle restrizioni di accesso al parco. Questo metodo è nato nel tempo con l’aumentare delle domande di iscrizione. Però alla Western States le possibilità di venire estratti per i non elite (che possono qualificarsi direttamente con poche gare – finora era 3 o 4 ogni anno, ma dallo scorso autunno sono invece aumentate, con l’inserimento di gare internazionali, proprio per avere più partecipanti stranieri di alto livello) aumenta a seconda dei tentativi effettuati, non dal conto in banca che permette la raccolta di più gare, e quindi più biglietti per la lotteria.

E per quanto questo metodo della Western States sia davvero super democratico, è frustrante, molto frustrante. Io quest’anno avevo 32 biglietti, dati dal mio sesto tentativo. I biglietti si raddoppiano ogni anno. Nel 2015 era 1, poi 2, 4, e così via. Essendo saltata l’edizione del 2020, ho saltato forzatamente un anno. Insomma, senza pandemia, i 32 biglietti li avrei avuti per la lotteria dello scorso anno (che invece non è stata fatta), e 64 quest’anno. Sicuramente, col senno di poi, ho sbagliato a non tentare anche negli anni precedenti, quando avevo già la possibilità per delle gare qualificanti fatte. All’Hardrock, che ha lo stesso sitema, ma ancora più democratico (nessuna gara qualificante attraverso piazzamenti ai primi, solo molti più vantaggi per i “veterani”, ovvero chi ha già partecipato – in sostanza, ha più possibilità di venire estratto chi ha già concluso la gara, anziché chi non l’ha mai fatto… sì, in effetti non molto democratico nemmeno questo) avevo già provato dal 2014, ma qua le edizioni saltate sono state 2 (anche nel 2019 non si era corso, a causa della troppa neve), e quest’anno non avevo gare qualificanti.

Insomma, tutto sto pippone per dire cosa? Che una cosa sarebbe stata partecipare alla Western States quando avevo 34 o 35 anni, una cosa 2 o 3 anni fa, quando avevo forse la mia forma migliore, un’altra sarà quando (e se mai) verrò estratto a oltre 40 anni. Certo, la correrei anche se mi estraessero a 50 anni, ma ovvio che non sarebbe più per un risultato. Anzi, ormai correre per il risultato direi che è una cosa che sto convincendomi di escludere tra le motivazioni per qualsiasi gara. E qualsiasi possibile outsider che nei prossimi anni vorrà correre l’UTMB (dove outsiders avrebbero sempre maggiori possibilità di inserirsi nelle migliori posizioni rispetto ad altre gare sulla stessa distanza, a causa della particolarità dell’evento e del percorso) si potrebbe trovare a dover aspettare anni, passando magari il periodo migliore, perdendo occasioni irripetibili.

Ma forse sono io che mi lamento troppo.

mercoledì 1 settembre 2021

Due parole in generale sull'UTMB

Due parole sull'UTMB. Pensieri sparsi sulle prestazioni dei top, sulla mia, e forse anche altro.

- D'Haene è l'unica certezza in questo tipo di gare, e per questo si inizia un po' ad odiare. Chi si ritira, come a me, pensa come sia possibile che a lui non venga mai un mal di pancia, un infortunio, una qualsiasi altra cosa, il tutto con una semplicità disarmante. Sia chiaro, nessuno gli augura niente, anzi, credo sia una delle persone più belle di questo mondo. Certo che quando durante la premiazione ha fatto un salto dal podio con successiva corsetta per recuperare il premio, ha dato un'altra decisa mazzata all'orgoglio di tutti, compresi gli altri fenomeni vicino a lui, arrivati là sopra zoppicanti e stravolti. Lo scorso anno ha corso forse l'unica gara dove ha sofferto per ore tra crampi e altri problemi, raggiungendo però ugualmente l'arrivo. È stato giustamente acclamato per questo, ma diciamo anche che se ti succede una volta si può riuscire a tenere duro, il problema è quando la maggior parte delle gare a cui si partecipa diventa un viaggio di sopportazione di dolori e malesseri, lì è un po' più difficile. Chapeau.

- Ancora una volta i ritirati tra i top sono stati tantissimi, a occhio direi più della media, come al solito (ma ci vorrà qualche statistica che sicuramente arriverà). Ogni volta si pensa ai motivi, posso provare a dirne alcuni che secondo me sono i principali. Si parte come i matti. Io mi sono ritirato pur partendo tranquillo, ma di sicuro davanti vanno davvero fortissimo. Ho visto un video dell'ingresso sul sentiero che porta a Les Houches dopo l'uscita dal centro di Chamonix, e davanti andavano a velocità folli. La cosa curiosa è che in testa per tutto quel pezzo c'era proprio D'Haene. Lui parte sempre forte nei primissimi chilometri, lo ricordo anche alla Diagonale des Fous, probabilmente per stare fuori dai guai ed evitare cadute, ma secondo me anche perché sa che tutti lo seguiranno andando oltre i propri limiti, così che alcuni (molti) di loro esploderanno. Poi si mette lì a controllare, fa sfogare qualcuno che prova la fuga, fino a che ad un certo punto passa in testa e non molla più. Essere sempre al limite - anche nella preparazione - aumenta sensibilimente il rischio di subire infortuni o altri problemi. Alcuni si ritirano troppo "facilmente"? Bè, ognuno ha le proprie motivazioni (sia intese come cause del ritiro, che come obiettivi da raggiungere). Una persona comune magari ha meno cartucce da sparare, ha più difficoltà a iscriversi, non ha davanti una carriera sportiva a cui pensare, non ha successive gare dove potrebbe presto rifarsi, così riesce a proseguire nonostante malesseri e fatica. Nel mio piccolo, dopo essermi ritirato ho sempre trovato il modo di raggiungere subito altri buoni risultati, e posso dire di essere tra i pochi a non aver mai subito un'operazione o lunghi infortuni debilitanti. Ho già un sacco di problemi fisici che mi porto dietro sin da quando giocavo a calcio da ragazzino, mi sembra già un miracolo questo. Ah, un altro motivo che secondo me contribuisce al ritiro di tanti top runners, e forse non solo, è la prima discesa. L'ho sempre detto che lì quasi tutti vanno troppo forte, e ho l'impressione che quest'anno sia successa la stessa cosa. A me non ha sorpreso il risultato della Dauwalter, considerando com'è andata nella prima parte di gara, ma ne parlo dopo. Altro fattore è il pre gara, una centrifuga difficile da gestire, tra impegni con sponsor, media, tifosi, abitudini alimentari e routine completamente ribaltate. C'è chi passa tutto questo senza alcun problema, e chi è più sensibile e ne subisce le conseguenze.

- Ancora una volta i maschietti americani sono esplosi tutti. Io ho di sicuro poco da parlare, visto che pure io qua mi sono ritirato per l'ennesima volta, ma... non lo so, ogni volta pensiamo che abbiano imparato dagli errori degli anni passati, e ogni volta esplodono. Ogni volta vengono dati tra i favoriti ("quest'anno hanno capito, si sono allenati bene"), e ogni volta niente. Oh, prima o poi un americano vincerà l'UTMB (se un italiano ha vinto i 100 metri alle olimpiadi, succederà!). Aggiungo una piccola battuta, parafrasando una battuta che qualcuno aveva fatto a Kilian dopo il suo stop nel tentativi di record delle 24 ore. Bravo lo stesso, Jim. Oh, è una battuta, davvero, lo ripeto, stimo Walmsley sotto ogni punto di vista, è simpatico, fortissimo, con una storia difficile e bella, e mi piace come faccia gare diversissime tra loro. La mia è diciamo una frecciatina agli "americanofili", non di certo a lui. Se c'è una persona che spero che prima o poi vinca a Chamonix, è proprio Jim.

- A proposito dei risultati. Primi 5 posti tra gli uomini ai francesi. Ok, sono di casa, sono di più, ma ecco, forse qualcosa vuol dire. Ecco perché io prendo sempre da esempio i loro metodi di allenamento e non quelli americani, almeno per i trail europei, perché poi certo che per gare americane molto veloci diventa meglio forse il contrario, sebbene poi quando qualche europeo va a correre le più dure gare americane, quasi sempre vince (ad esempio alla Hardrock...).

- Courtney Dauwalter, le altre donne, gli altri uomini "outsider". Durante la prima parte di gara vedevo la Dauwalter sempre poco davanti a me. Infatti fino a Les Contamines, 31 km, aveva esattamente gli stessi tempi che io avevo in programma, in linea con quello che avevo fatto 3 anni fa. Io ero leggermente dietro perché a causa della gamba e della pancia che già dava problemi dovevo rallentare in pianura, ma davvero poca roba. Nella discesa tra il Delevert e St Gervais lei ha perso diverse posizioni, con un passo tranquillo (più o meno come il mio, appunto), e ha salvato decisamente le gambe. Mate Maiora, ad esempio, nella prima discesa andava giù come un ossesso, come un trail di 50 km, non una 100 miglia, e poi si è ritirata (ma non conosco il motivo). Anche Rory Bosio, quando vinse la prima volta entrando nella top ten assoluta, era più o meno con me fino a Les Contamines, prima di iniziare a rimontare tutti. Ora, non dico chi punta alla vittoria e al podio maschile, che sicuramente difficilmente può permettersi di perdere contatto dalla testa (anche se i podi di David Laney e Tim Tollefsson arrivarono proprio dopo partenze super caute, a proposito ancora di americani), ma almeno chi punta al piazzamento in alcuni casi potrebbe giocare un po' meglio di tattica conservativa in questi casi. Però io mi sono ritirato lo stesso, quindi non posso parlare molto. In ogni caso, la Dauwalter ha poi proseguito con un ritmo pazzesco fino alla fine, io non avrei mai potuto seguirla, credo. Probabilmente di base lei è molto più veloce di me, oltre ad essere terribilmente tosta, e la sua carriera lo dimostra.

- Per concludere, agganciandomi ancora alla Dauwalter, si può notare come spesso il risultato all'UTMB arrivi dopo un periodo travagliato, e non quando tutto va bene da tempo. In piccolo è capitato anche a me, confrontando il 2018 e quest'anno. La Dauwalter, dopo aver fatto un paio di anni eccezionali, ha avuto un periodo più difficile, con alcuni problemi fisici (il ritiro alla Hardrock a luglio, la bronchite acuta l'anno scorso durante il tentativo di un record in Colorado), mentre intorno al Bianco ha fatto una prestazione pazzesca. Anche la Kotka ha avuto un periodo travagliato ed è dovuta praticamente ripartire da capo con l'allenamento, per poi arrivare terza. Al contrario, Jim Walmsley sembrava non sbagliare più una gara, pronto a raccogliere quello che potrebbe e si meriterebbe, invece si è fermato ancora. Pensando anche alle altre gare, il mio compagno del Team Vibram Scott Hawker ha raggiunto un grandissimo 2° posto nella super competitiva CCC, dopo un periodo molto difficile e con un'operazione subita a inizio anno alla caviglia, che fino a due mesi fa lo limitava molto. Ma questi sono solo alcuni esempi. Si potrebbero aggiungere tanti altri (Gamito, Mityaev, la Debats, gli americani, solo per citare i più noti) super preparati che poi hanno avuto problemi, e molti altri invece tra i nomi meno noti tra vincitori e piazzati (anche di CCC e TDS) che ultimamente non avevano raggiunto grandissimi traguardi.

- Ah no, l'ultimo punto è questo, sulla TDS. Ricordo il mattino del giorno della tragedia svegliarmi alle 8 del mattino e leggere gente che aveva già sentenziato, già condannato gli organizzatori per quello che era successo, senza che si sapesse letteralmente nulla. Era bastato un video di un partecipante, ed ecco subito i commenti, i soliti, quelli di pancia, senza sapere niente di niente. Poi ho sentito i racconti di chi era in gara, chi ha potuto proseguire e che è stato fatto fermare e fatto tornare indietro. C'è stato un momento di indecisione e incertezza? Forse, ma chi avrebbe preso la decisione giusta senza alcuna esitazione, di notte, magari con informazioni imprecise e incomplete? Anzi, forse la decisione giusta nemmeno esiste, perché che fosse far proseguire tutti, far fermare e attendere tutti in cima (poi recuperati tutti con gli elicotteri??), far tornare indietro chi era rimasto bloccato, di sicuro si sarebbe scontentato qualcuno. Sono state messe corde fisse sul momento per far tornare indietro le persone che dovevano scendere da un sentiero che in salita era "normale", ma che affrontato in discesa per tornare indietro verso Bourg St Maurice sarebbe stato troppo pericoloso. È arrivato l'SMS di annullamento della gara e con relative istruzioni a tutti i concorrenti coinvolti nello stesso istante, nella propria lingua. Sono stati predisposti dei passaggi di rilevamento dei chip, per assicurarsi che tutti venissero messi in sicurezza tornando indietro. A Bourg St Maurice tutti erano al riparo al chiuso. I bus hanno portato oltre 1000 persone verso Chamonix, un viaggetto nemmeno tanto breve. E tanto altro. L'unico modo per essere in sicurezza maggiore sarebbe semplicemente non fare la gara. Ah, a proposito del telo termico che qualcuno dice che non serve: bè, bisogna saperlo usare, perché poche cose scaldano - o raffreddano, in caso di caldo - come questo cosetto argentato/dorato e super leggero, lanciare coperte dall'elicottero sarebbe stato un poco difficile, credo.

- Un altro punto, dimenticavo. Sì, ho criticato l'UTMB per le scelte sul futuro della gara. Quelle critiche rimangono valide, ci sono tante cose non chiare sulle gare qualificanti, le iscrizioni, l'etica, eccetera. L'anno prossimo penso che non potrei nemmeno partecipare, non dovrebbero essere più sufficienti i punti ITRA - che poi io non li ho nemmeno così alti -, ma... quando ero lì, sia durante tutti quei giorni, che poi in gara, mi chiedevo davvero se ci fosse qualcosa di meglio. Certo che ci sono sentieri più belli, gare bellissime, organizzazioni più semplici con il loro bel perché. Ma questo è davvero il mondiale trail. Difficile staccarsene. Difficile per me pensare di non tornarci. Vedremo.

giovedì 30 maggio 2019

Bastoni sì o bastoni no?

Bastoni sì – bastoni no. Da sempre il mondo del trail running si pone di fronte a questo eterno dilemma. Non c'è gara di trail dove i dubbi assalgono i partecipanti. Serviranno i bastoni? Mi saranno utili? O mi saranno d'intralcio? Rispondere non è facile perché i fattori che entrano in gioco sono moltissimi. Chi viene dal mondo della corsa su strada (come me, anche se mi sembra quasi preistoria) tende a voler farne a meno a tutti i costi, fino a che non ne trova benefici e capisce che in alcuni casi i bastoni sono davvero irrinunciabili.

È stato recentemente dimostrato come non ci sia un reale vantaggio in termini di velocità ascensionale e come il costo energetico dell'utilizzo o meno dei bastoni sia molto simile (Giovanelli N, et al. Eur J Appl Physiol. 2019). Allora perché usarli? Detto banalmente, perché si usano molto meno le gambe, la spinta sui piedi è minore, e alla lunga il loro utilizzo diventa vantaggioso ritardando l'insorgenza della fatica. Mi spiego meglio con un esempio personale. Io non sono mai stato un fan dei bastoni, quelle rare volte in cui in passato ci provavo avevo la sensazione di avere come un freno, le gambe sembravano avere forze da poter spendere, ma senza riuscire a farlo. Questo perché la frequenza cardiaca era molto alta e l'affanno respiratorio importante, ciò dovuto all'impiego degli arti superiori poco allenati, con una tecnica approssimativa e con bastoni dal peso non irrilevante. Ma con il miglioramento della tecnica e l'utilizzo di bastoni ultraleggeri il vantaggio dell'avere gambe più fresche si è potuto presto notare. Ora non li uso in tutte le gare, ma riesco a trarne beneficio in molte occasioni, soprattuttoin gare lunghe e dal dislivello importante. Sorge infatti il problema di come comportarsi in caso di percorso tecnico, con discese dove non sapere come tenere i bastoni, o in gare corte dove non perdere tempo a piegarli e legarli allo zainetto o alla cintura. Ecco perché in certi casi è difficile dare una risposta univoca alla domanda se siano vantaggiosi o meno i bastoni. Dipende dall'utilizzo che se ne fa, dalla tipologia di percorso, dall'obiettivo, dalle caratteristiche personali, dalla capacità di correre su pendenza arcigne…
È invece diventato fondamentale usarli in gare oltre i 100 km con molto dislivello, per non parlare dell’UTMB, dove ormai tutti i più forti si sono convinti e convertiti. Senza contare il Tor de Geants, dove è pressoché la norma. Il perché in gare così lunghe siano fondamentali è presto detto. La corsa su basse pendenze non è fatta ad alta velocita, quindi con i bastoni la meccanica è diversa solo in parte, senza perdere efficacia, e anzi, proteggendo in parte i piedi. Su pendenze impegnative, dove è conveniente e necessario camminare, l'uso dei bastoni permette di non sovraccaricare i muscoli flessori delle gambe, i polpacci, i glutei, i lombari, mantenendo una postura più dritta. La salvaguardia delle gambe permette di avere maggiore freschezza nella successiva discesa o su falsopiano. La migliore postura permette anche una miglior respirazione e una miglior digestione, elemento fondamentale in gare lunghissime. Provate a pensare a quanto ci si può chinare in giù su una pendenza ripida senza avere i bastoni e a quanto venga così schiacciato lo stomaco: ecco, usando i bastoni il busto rimane più alto, lo stomaco più aperto, permettendo una miglior digestione e riducendo il rischio di problemi alimentari. Inoltre anche a livello delle spalle non si rischia di “incassarsi", ma anzi, esse rimarranno più aperte proteggendosi da eventuali fastidi a catena su tutto il tronco.
Per riuscire ad usare in modo adeguato i bastoni è necessario abituarsi e allenarsi nel modo corretto, sia con giri lenti che con allenamenti più intensi dove migliorare la tecnica e di conseguenza ottimizzare la spesa energetica.

sabato 9 febbraio 2019

UTMB - alcuni errori da non fare


Con il 7° posto centrato lo scorso anno al 5° tentativo, dopo 3 ritiri (ma anche dopo 4 Diagonale de Fous, compreso il 7° posto alla mia prima partecipazione, oltre a tante altre gare nel mezzo), mi sento di poter parlare degli errori che vedo commettere generalmente dai trailer che ci provano. Tutti errori che ho provato anche sulla mia pelle e che un po' alla volta ho corretto. Ovviamente esistono le eccezioni che confermano la regola, ma i seguenti consigli di buon senso per affrontare bene l'UTMB potrebbero essere utili.
- Fare troppe gare lunghe sin dall'inverno e da inizio stagione (si possono fare, a patto di uno o due mesi di recupero tra maggio e metà giugno);
- Gare impegnative fatte a tutta negli ultimi 2 mesi (si possono fare gare, a patto di prenderle a ritmo sostenibile di puro allenamento brillante - come ho fatto ad esempio io quest'anno con 2 gare a 4 e 5 settimane dell'UTMB);
- Allenamenti duri e lunghi troppo vicini alla gara (chi è più allenato, i top, possono e devono fare allenamenti importanti fino a pochi giorni prima, a patto di rimanere sotto la soglia di eccessivo affaticamento);
- Fare poco o nulla nell'ultimo mese (chi è meno allenato e punta a finire la gara senza ricerca della prestazione deve sì fare poco nell'ultimo periodo, ma qualcosa va sempre fatto, o si arriva deallenati e con tanta forza persa, soprattutto quella necessaria per le discese);
- Partire troppo forte (ok cercare di non rimanere troppo imbottigliati, ma più si parte forte, prima si esplode);
- Fare troppo forte la prima discesa (ok a non frenare troppo, che si rischia di affaticarsi di più, ma ho visto atleti scendere in stile skyrace poi puntualmente esplosi);
- Perdere molto tempo ai ristori, specialmente nel primo a Les Contamines (questo per i top, dopo 3 h non serve molto, cambio borracce, magari maglietta - ma a volte si rischia di prendere più freddo nel cambiarsi che nel tenere quello che si ha già, come ho fatto io nel 2018 -, prendere gel/cibo che serve fino a Courmayeur, e via);
- Fare durante l'anno tutte le gare a cui si è invitati - per i top - o tutte quelle che per un motivo o per l'altro interessano - per tutti gli altri (se ne possono fare alcune, poi però preparare l'UTMB a dovere e tenere la freschezza mentale e fisica per farlo al meglio diventa difficile, anche questi sono sacrifici se ci si prova con convinzione);
- Provare a tutti i costi il percorso anche se lo si è già fatto (se lo si conosce già, riprovarlo rischia di lasciare già inconsapevolemente soddisfatti, ma se si vuole farlo al meglio, bisogna essere affamati per un colpo solo);
- Usare scarpe non testate a sufficienza o addirittura mai provate (lo fa più gente di quello che si pensi);
- Usare materiale non testato a sufficienza (meno limitante rispetto alle scarpe, ma è sempre meglio non improvvisare);
- Partire con stomaco troppo pieno (si ingurgiteranno litri di liquidi e migliaia di calorie, bisogna avere lo stomaco pronto a farlo);
- Farsi prendere dal panico alle prime difficoltà (la crisi arriva, la cosa importante è gestirla bene).

giovedì 7 febbraio 2019

UTMB 2018 - Il mio allenamento


Si è parlato non poco del mio 7° posto all'UTMB e dei miei allenamenti in bicicletta. Ecco quindi il mio allenamento per l'UTMB. Come ho scritto o detto da altre parti, è stato in realtà un allenamento lungo 7 anni. Ogni anno un miglioramento, un tassello nel puzzle. A fine ottobre 2017 la Diagonale de Fous, con difficoltà nella caldissima parte centrale, un problema al polpaccio ancora non del tutto riassorbito, ma un’ottima condizione nel finale di gara. Sapevo che ormai c’ero, con un paio di accorgimenti ero maturo per “terminare l'opera".
La preparazione per l'UTMB è partita una volta terminata la Diagonal de Fous. Questo avevo in mente e questo ho fatto, con qualche variazione dovuta solo al problema al piede tra fine aprile e luglio.

Novembre negli Stati Uniti, palestra 2 volte a settimana per ricostruire base muscolare, poca corsa solo a ritmi lenti, poca bici e spinning, sempre piano.
Dicembre, palestra 1 volta a settimana, sprint in salita, potenziamento a circuito e interval training per ridare giri al motore, mountain bike e rulli come attività alternativa.
Tra fine dicembre e 21 gennaio, 3 gare corte di 5-7 km, qualche lavoro sulla soglia anaerobica, cross training con palestra (camminata in salita e stairmill), mountain bike e rulli con qualche variazione per lavorare un po' sulla forza senza ingolfarmi. 21 gennaio Mezza di San Gaudenzio, PB in 1.16’35” (-1' al precedente personale).
Fine gennaio e febbraio negli Stati Uniti, più lavori a ritmo medio e sulla tenuta, aumento del volume generale, tanto spinning con lavori di forza. Il 10 febbraio vittoria in un trail di 50 km collinari con ottime sensazioni.
Marzo, in Italia, allenamenti più specifici trail per tenuta su salite medio/lunghe e percorsi misti, un paio di back-to-back (o weekend shock, sabato-domenica) per la distanza ma senza esagerare col volume. 25 marzo 3° posto al Maremontana con ottime sensazioni.
Fino alla prima metà di aprile, meno volume di corsa, richiami di forza in palestra, cross training con mountain bike e un po' di bici su strada. 15 aprile vittoria alla Maratona Alpina di Val della Torre, buone sensazioni. Distorsione alla caviglia apparentemente innocua.
Fine aprile e inizio maggio, ripresa di maggiore volume e ritmo di corsa in pianura e collinare. Dolore al piede in peggioramento. Trovata sublussazione al cuboide. 12 maggio UROC 100k negli Stati Uniti, ritiro dopo 70 km per errore di percorso e persistente dolore al piede.
Seconda metà di maggio e inizio giugno, tanti esercizi di forza, rieducazione piede/caviglia, dolore in leggero miglioramento, qualche sprint in salita e interval training per tenere buona la condizione, ma con pochissimo volume. Bici e spinning, ma senza volume.
Inizio/metà giugno, 10 giorni di aumento del volume di corsa trail in vista della LUT con 2 back-to-back (o weekend-shock), buone sensazioni fisiche ma forte dolore al piede con l'aumentare della distanza. 22-23 giugno, ritiro alla LUT dopo 50 km per eccessivo dolore al piede e instabilità caviglia.
Fine giugno/fine luglio, visita ortopedica, TC e RM, trovate diverse infiammazioni, ma nessuna lesione. Tanto volume in bici sempre a ritmi medio alti in salita con 3 Granfondo (Fausto Coppi, Serre Chevalier, Sestriere), mantenute 2-3 corse settimanali di 30’-40', esercizi di rinforzo piede/caviglia.
Fine luglio/inizio agosto, ripresa allenamenti trail, due gare con buone sensazioni fisiche e nessun problema al piede (Monterosa Est Himalayan Trail, 4° posto; EDF Mont Cenis Tour, vittoria).
Dal 3 al 15 agosto altura a Val d'Isère (1950 metri) in tenda. Tanto volume trail+bici (massimo settimanale 13000 metri+) con ritmi medi in salita. Non lunghi estremi (sufficienti le due gare appena fatte, 10h e 8h30’), ma 4 giorni consecutivi di 5h l'uno sempre misto trail+bici. Ottimo adattamento ai cambiamenti climatici.
Dal 16 al 26 agosto, 2 allenamenti di velocità per ritrovare brillantezza. Ultimo lungo in montagna il 19 agosto, 5h senza alimentazione (solo acqua e sali), grandi sensazioni.
Ultima settimana con ancora buon dislivello a ritmi facili (circa 4500 m+ tra trail, bici, stairmill) e giri serali in bici di 30’ per agilizzare e sciogliere le gambe.
25 agosto con test Varese-Sacromonte, nuovo record personale, 29’10” contro il mio precedente 29’40”, sensazioni folli.
Ultimi 2 giorni pre UTMB con 2 corsette di 40’ e 30’. Gambe un po' legnose, ma nessun grosso problema.
31 agosto, partenza UTMB. 23h02’, 7° posto.