mercoledì 22 settembre 2021

Non ho le caratteristiche per le ultra xl

Allora, dopo il ritiro all’UTMB ho avuto un po’ di pensieri a proposito delle mie caratteristiche per gli ultratrail. Sono cose che avevo già notato gli anni scorsi, ma ora ho deciso di provare a scrivere per bene come mi sono andati alcuni tipi di gare nel tempo, cercando di cavarne considerazioni utili per puntare ad obiettivi più nelle mie corde in futuro, soprattutto considerando che dall’anno prossimo si dovrebbe (speriamo) poter scegliere tra più eventi rispetto a 2020 e 2021.
(Chi volesse può saltare oltre l’elenco delle gare e arrivare direttamente al risultato finale)

Ecco come sono andate le gare ultra XL nella mia “carriera”.

ULTRA OVER 100 KM da 14 ore di gara – proiezioni finale – in poi, partenza di giorno o di sera, con lunghissimi tratti di notte.

UTMB 2011: ritirato dopo 110 km per contrattura quadricipite. Partenza ore 23. Pioggia in partenza, molto freddo di notte, bel tempo di giorno. Problema agli occhi tra fine notte e mattino. Partito allenato male o nulla nell’ultimo mese.
UTMB 2013: ritirato dopo 110 km per problemi alla vista e perdita di energie. Bel tempo, ma freddo secco di notte. Partito ben allenato.
UTMB 2015: ritirato dopo 50 km. Sovrallenato. Stanco da subito, dolori diffusi (iniziale fascite plantare portata dietro per tutto l’inverno). Ritirato sfinito nonostante la poca strada. Meteo buono.
UTMB 2016: 36° (27h10’). Ottima forma all’inizio, difficoltà a mangiare, crollato alla distanza. Sofferto il caldo. Partito con ottima forma.
UTMB 2018: 7°, 23h02’. Pioggia intermittente, freddo umido. Gara perfetta, la mia migliore.
UTMB 2021: ritirato dopo 77 km per contrattura flessori coscia, problemi gastrointestinali, vertigini. Forma pregara perfetta. Freddo secco notturno che ha amplificato i problemi.

DIAGONALE DES FOUS 2014: 7° (29h00’). Pioggia intermittente per buona parte della gara, soprattutto la prima notte con freddo umido. Partito ben allenato. Finito con gran stanchezza nel finale (in piena seconda notte).
DIAGONALE DES FOUS 2015: ritirato dopo 120 km. Patito molto caldo di giorno. Ancora postumi da sovrallenamento, fascite plantare e dolori diffusi. Partito poco preparato.
DIAGONALE DES FOUS 2016: ritirato dopo 77 km per dolore ginocchio (borsite post caduta in bici), impossibile piegare la gamba. Forma fisica buona fin lì. Pioggia nella prima parte.
DIAGONALE DES FOUS 2017: 23° (28h29’). Buona forma fisica, gestita per tutta la gara contrattura al polpaccio di un mese prima ripresentata dopo 50 km. Patito tantissimo il caldo di giorno che mi ha rallentato troppo. Benissimo inizio e fine. Post gara in ottime condizioni.

LUT 2012: ritirato dopo 78 km per dolori diffusi (principio di fascite plantare) e stanchezza generale. Stanco dalle gare precedenti e dai troppi allenamenti. Meteo buono.
LUT 2015: 18° (14h08’). Buona gamba, patito crollo fisico dopo 80 km, recuperato molto bene nel finale.
LUT 2016: 17° (14h21’). Nessun problema di gambe o forma, qualche problema intestinale, finito in ottima freschezza, solo un po' lento.
LUT 2018: ritirato dopo 56 km per infortunio piede sinistro. Anche problema agli occhi a causa del freddo secco.
LUT 2019: ritirato dopo 45 km per vomito, problemi gastrointestinali e perdita di energia. Partito in non buone condizioni. Preso antibiotico nella settimana di gara dopo operazione dentistica.

TRANSGRANCANARIA 2015: ritirato dopo 65 km circa. Dolori diffusi e stanchezza generale. Partito non ben preparato.
TRANSGRANCANARIA 2017: 19° (15h12’). Ottima forma, gran rimonta finale, una delle mie migliori gare sulla distanza. Forse la gara più partecipata e competitiva a cui ho partecipato su questo chilometraggio.

MADEIRA ULTRA TRAIL 2017: ritirato dopo 80 km. Caduta con botta al ginocchio (dove presente ancora leggera borsite dall’autunno precedente), estrema spossatezza generale. Partito in pessime condizioni, febbre e tosse nella settimana della gara.

SCENIC TRAIL 2017: ritirato dopo 60 km circa. Bene all’inizio, poi stanchezza e vertigini con difficoltà ad alimentarmi. Meteo buono. Partito poco preparato.

TOE DES GEANTS 2019: ritirato dopo 85 km circa per problema lombare/coscia dx simil sciatica, più difficoltà ad alimentarmi con mal di stomaco e nausea, problemi agli occhi a causa del freddo secco di notte.

UTLO 2019: 3°, 16h40’. Ottime sensazioni per tutta la gara. Pioggia quasi tutto il tempo, con freddo umido di notte.

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ULTRA OVER 100 KM da 14 ore di gara – proiezioni finale – in poi, partenza di mattino, solo brevissimi tratti al buio nel finale.

ABBOTS WAY 2012: 1° (14h14’). Nessun grave problema fisico. Distorsione alla caviglia 2 settimane prima, ma gestita durante la gara. Clima buono, qualche pioggia leggera nelle primissime ore. Buio nell’ultimo tratto.

VIE DI SAN FRANCESCO 2013: 1° (14h20’). Nessun prolema. Forti scrosci di pioggia nella prima parte di gara. Il resto del meteo ottimo. Buio nell’ultimo tratto. Corso e vinto il Morenic Trail (110 km) la settimana precedente, quindi partito un po’ stanco.

VERMONT 100 MILES 2017: 9° (17h53’). Gambe distrutte negli ultimi 60 km con enormi patimenti per finire la gara, nonostante non altri problemi fisici o energetici. Arrivato allenato non nel modo giusto sotto il punto di vista muscolare (prima gara di questo genere, tutta corribile). Ultima ora al buio. Meteo buono.

TDS 2017: ritirato dopo 70 km per episodi di aritmie. Partito ottimamente allenato. Buone condizioni fisiche iniziali. Molto caldo.

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STATISTICHE VARIE

Gare over 100 km oltre 14 ore con partenza di giorno/sera.

Partito 21 volte. Finisher 8. Finite bene senza particolari problemi, 4. In 3 di queste ha piovuto per lunghissimi tratti, anche con freddo, ma umido. Nei 13 ritiri, 8 volte ero partito male allenato, con problemi fisici o infortuni. Dei restanti 5 ritiri, 3 volte c’era freddo con vento secco.

Gare over 100 km oltre 14 ore con partenza il mattino ed eventuali pochissime ore di buio nelle ultime ore.

Partito 4 volte. Finite 3. Un ritiro a causa di aritmie cardiache (e caldo). 3 volte finito nonostante fossi partito non fresco, oppure non perfettamente preparato.

ALTRE ULTRA

Gare tra 6h/7h e 12h con partenza tarda sera/notte e terminate il mattino presto. Partito: 4. Completate: 4.

Gare tra 6h e 12h con gara di giorno, eventuale breve tratto iniziale o finale al buio. Partenze 43. Ritiri: 3 (infortunio + strada sbagliata UROC, problemi alla vista Bettelmatt, errore di percorso + “depressione” JFK). Terminate in pessime condizioni rallentando molto nel finale a causa di crisi o problemi di diversa natura: 8 (se non ricordo male), la maggior parte delle quali nelle mie prime gare o dopo infortuni. Ritirato per stanchezza, malesseri o dolori: 0 (esclusa la UROC, infortunato). (Potrei forse aver dimenticato qualcosa, queste sono quelle che sono riuscito a ricordare e ricostruire.


Tra 6 ore di gara o 12 cambia tantissimo (12 ore sono sicuramente più simili a 14), ma dato che c’è proprio una netta divisione nei miei risultati tra questi tempi di gara, li ho presi come riferimento per la divisione in categorie. Non parlo di altre gare tra le 3h30’ e le 5h30’, un po’ perché sono davvero tante, un po’ perché in quel caso si parlerebbe quasi solo di prestazione e poco di infortuni, acciacchi, problemi fisici, ritiri, e alcune sono state prese come allenamento.

CONCLUSIONI
Mi posso trovare bene in gare lunghe, ma con partenza il mattino. Ne sono consapevole da tempo, forse per questo motivo il mio maggior obiettivo futuro rimane la Western States, anche se fa molto caldo e non è esattamente adattissima alle mie caratteristiche. Di sicuro se piove mi trovo molto bene. Non amo particolarmente correre con la pioggia, ma in queste condizioni mi sono spesso trovato a dare il mio meglio, anche in ultra tra 6 e 10 ore. Di sicuro con la pioggia, anche se con freddo, non patisco problemi agli occhi o problemi gastrointestinali. Soffro la notte? Probabilmente non la notte in sè, visto che in gare con partenza in notturna (tra le 23 e la 1) non ho mai avuto problemi, anzi, forse ho fatto alcune delle mie gare migliori. Molto probabilmente soffro molto i decisi cambiamenti di clima (ma anche qua non è detto, non sempre è così). Nelle gare in notturna più brevi non ci sono mai stati clamorosi sbalzi termici (intendo di 15° o oltre, come può avvenire a UTMB, Diagonale, LUT, Tor). In gare XL ho raggiunto “solo” 2 risultatoni (mica male, poi, come risultati, UTMB ’18 e Diagonale ‘14) con pioggia e umido, il che significa appena un 10%, più altre 2 ottime gare (Transgrancanaria, UTLO), altre 2 finite almeno decentemente (le 2 LUT terminate), e 2 concluse dopo patimenti di ore (UTMB ’16 e Diagonale ’17) in condizioni di gran caldo.

Probabilmente le gare dove riesco a dare il mio meglio sono quelle tra le 8 e le 10 ore, o poco più. Forse dovrei correre più ultra con partenza di mattino, come molte 100 miglia americane, appunto. In questi casi riesco anche a gestire meglio eventuali crisi o problemi. In ogni caso nelle ultra over 12-14 ore credo che anche le statistiche generali dimostrino un maggior numero di ritiri (per persone più lente di me quindi si parla anche di gare più brevi, 80-100 km). Di sicuro è molto più semplice avere problemi gastrointestinali dopo molte ore e cambi di clima e di “luce”.

Delle volte ho avuto anche un po’ di sfortuna forse, viste le occasioni in cui sono partito già infortunato, acciaccato o del tutto sovrallenato (o male allenato, come il primo UTMB). Ma ho avuto anche dei di brutti flop nonostante una bella forma, quasi sempre quando c’era intenso freddo secco. Diciamo anche che sulle lunghissime distanze ho spesso corso in eventi super competitivi, il che significa osare, sia in allenamento che in gara, con in mezzo impegni di sponsor, public relations e simili, senza che questa sia una scusa, ma probabilmente un po’ incide. Anche il fatto che siano generalmente lontane da casa, con abitudini e alimentazione diversa dal solito, mentre gare più brevi, seppur di 10-14 ore, portano lontano da casa per meno giorni.

Considerazioni buone per decidere i prossimi obiettivi a partire dall’anno nuovo, e sfruttare le possibilità che negli ultimi 2 anni non ci sono state.

venerdì 3 settembre 2021

HRV e forma pre UTMB

Ancora UTMB, poi spero basta.

Mi sentivo in forma, l'ho già detto. Qualcuno mi ha detto o scritto che forse ho chiesto troppo al mio corpo. Potrebbe essere, anche se per arrivare pronti per una gara così bisogna darci dentro, poche storie, ma in realtà sono arrivato molto più fresco rispetto ad altre volte. Forse troppo? Eh, chissà... Nel 2018 ero davvero "giusto", avendo dovuto recuperare la forma in pochissime settimane. Ora no, ero riposato, e non lo sentivo solo io a livello soggettivo, ma me lo diceva anche un parametro oggettivo, ovvero l'HRV. Che diavolo è l'HRV? Heart Rate Variability, cioè la variabilità della frequenza cardiaca. Cosa sia e come può essere utile ve lo faccio cercare su Google, altrimenti scrivo un altro post eterno (e già non sarà breve). Si può misurare con un'app attraverso lo smartphone. Ho iniziato ad usare questo strumento 4 anni fa, più o meno, ma a periodi alterni. Ad esempio prima del Tor non lo avevo usato, essendo troppo sfasato. Lo scorso anno nemmeno, visto che la stagione era saltata e che con la vita nuova insieme a Ulysses facevo fatica ad avere lo spazio il mattino appena sveglio. Quest'anno invece ho ripreso a monitorare la mia frequenza cardiaca ad ogni risveglio, il che mi ha aiutato a capire la mia forma costantemente. Andando a vedere i dati posso notare come HRV e frequenza andassero di pari passo con il carico di allenamento, scarico pregara, gare, riposi. Il che significa che ho fatto tutto davvero al meglio.

Ora, come si può vedere nelle foto 1 e 2, nei 10 giorni prima della partenza HRV e frequenza erano perfette. HRV giusta (non deve essere né troppo bassa, né troppo alta), frequenza bassissima. Quindi ben riposato. Si può vedere anche come durante le 2 settimane a Sestriere i valori fossero diversi (HRV ballerina, frequenza leggermente più alta), proprio perché stavo caricando molto. Soprattutto dopo le gare a Courmayeur (durante le quali non ho preso le misure, così come non l'ho fatto a Chamonix nei 2 giorni prima della partenza, per evitare possibili condizionamenti psicologici - cosa che faccio sempre prima di una gara) si può vedere come i valori fossero ancora più sballati, ma dopo 3 o 4 giorni ero quasi tornato alla norma (infatti in quei giorni avevo fatto allenamenti più blandi, soprattutto con meno volume).

(foto 1)
(foto 2)
























Nelle foto 3, 4 e 5 invece ci sono dei grafici che mostrano anche il livello di forma generale nel rapporto tra carico e riposo (calcolato anche in base ai dati soggettivi di stanchezza o freschezza che inserisco manualmente). Ecco, come si può vedere soprattutto nella foto 5, il rischio di infortunio non è presente solo quando si fa troppo (ad esempio dopo le 3 gare di Courmayeur di un mese fa), ma anche quando si fa poco, come per me gli ultimi giorni prima dell'UTMB. Non so se davvero abbia perso davvero così tanto in pochissimi giorni e se possa essere la causa della contrattura alla coscia (o meglio, una della cause). Però provo a capire, e sono sicuro che imparerò ancora qualcosa da questa esperienza.

(foto 3)
(foto 4)


































(foto 5)











Insomma, arrivare al giorno x nel pieno della forma è davvero un bel rebus, per quanto ci si possa allenare bene e si possa stare attenti a tutto. Quelli che non sbagliano mai appuntamento sono davvero in pochi. Quando poi si è anche talmente forti da poter giocare comunque su un certo margine, è sicuramente più semplice rispetto a chi deve limare su ogni cosa per poter essere competitivo.

mercoledì 1 settembre 2021

Due parole in generale sull'UTMB

Due parole sull'UTMB. Pensieri sparsi sulle prestazioni dei top, sulla mia, e forse anche altro.

- D'Haene è l'unica certezza in questo tipo di gare, e per questo si inizia un po' ad odiare. Chi si ritira, come a me, pensa come sia possibile che a lui non venga mai un mal di pancia, un infortunio, una qualsiasi altra cosa, il tutto con una semplicità disarmante. Sia chiaro, nessuno gli augura niente, anzi, credo sia una delle persone più belle di questo mondo. Certo che quando durante la premiazione ha fatto un salto dal podio con successiva corsetta per recuperare il premio, ha dato un'altra decisa mazzata all'orgoglio di tutti, compresi gli altri fenomeni vicino a lui, arrivati là sopra zoppicanti e stravolti. Lo scorso anno ha corso forse l'unica gara dove ha sofferto per ore tra crampi e altri problemi, raggiungendo però ugualmente l'arrivo. È stato giustamente acclamato per questo, ma diciamo anche che se ti succede una volta si può riuscire a tenere duro, il problema è quando la maggior parte delle gare a cui si partecipa diventa un viaggio di sopportazione di dolori e malesseri, lì è un po' più difficile. Chapeau.

- Ancora una volta i ritirati tra i top sono stati tantissimi, a occhio direi più della media, come al solito (ma ci vorrà qualche statistica che sicuramente arriverà). Ogni volta si pensa ai motivi, posso provare a dirne alcuni che secondo me sono i principali. Si parte come i matti. Io mi sono ritirato pur partendo tranquillo, ma di sicuro davanti vanno davvero fortissimo. Ho visto un video dell'ingresso sul sentiero che porta a Les Houches dopo l'uscita dal centro di Chamonix, e davanti andavano a velocità folli. La cosa curiosa è che in testa per tutto quel pezzo c'era proprio D'Haene. Lui parte sempre forte nei primissimi chilometri, lo ricordo anche alla Diagonale des Fous, probabilmente per stare fuori dai guai ed evitare cadute, ma secondo me anche perché sa che tutti lo seguiranno andando oltre i propri limiti, così che alcuni (molti) di loro esploderanno. Poi si mette lì a controllare, fa sfogare qualcuno che prova la fuga, fino a che ad un certo punto passa in testa e non molla più. Essere sempre al limite - anche nella preparazione - aumenta sensibilimente il rischio di subire infortuni o altri problemi. Alcuni si ritirano troppo "facilmente"? Bè, ognuno ha le proprie motivazioni (sia intese come cause del ritiro, che come obiettivi da raggiungere). Una persona comune magari ha meno cartucce da sparare, ha più difficoltà a iscriversi, non ha davanti una carriera sportiva a cui pensare, non ha successive gare dove potrebbe presto rifarsi, così riesce a proseguire nonostante malesseri e fatica. Nel mio piccolo, dopo essermi ritirato ho sempre trovato il modo di raggiungere subito altri buoni risultati, e posso dire di essere tra i pochi a non aver mai subito un'operazione o lunghi infortuni debilitanti. Ho già un sacco di problemi fisici che mi porto dietro sin da quando giocavo a calcio da ragazzino, mi sembra già un miracolo questo. Ah, un altro motivo che secondo me contribuisce al ritiro di tanti top runners, e forse non solo, è la prima discesa. L'ho sempre detto che lì quasi tutti vanno troppo forte, e ho l'impressione che quest'anno sia successa la stessa cosa. A me non ha sorpreso il risultato della Dauwalter, considerando com'è andata nella prima parte di gara, ma ne parlo dopo. Altro fattore è il pre gara, una centrifuga difficile da gestire, tra impegni con sponsor, media, tifosi, abitudini alimentari e routine completamente ribaltate. C'è chi passa tutto questo senza alcun problema, e chi è più sensibile e ne subisce le conseguenze.

- Ancora una volta i maschietti americani sono esplosi tutti. Io ho di sicuro poco da parlare, visto che pure io qua mi sono ritirato per l'ennesima volta, ma... non lo so, ogni volta pensiamo che abbiano imparato dagli errori degli anni passati, e ogni volta esplodono. Ogni volta vengono dati tra i favoriti ("quest'anno hanno capito, si sono allenati bene"), e ogni volta niente. Oh, prima o poi un americano vincerà l'UTMB (se un italiano ha vinto i 100 metri alle olimpiadi, succederà!). Aggiungo una piccola battuta, parafrasando una battuta che qualcuno aveva fatto a Kilian dopo il suo stop nel tentativi di record delle 24 ore. Bravo lo stesso, Jim. Oh, è una battuta, davvero, lo ripeto, stimo Walmsley sotto ogni punto di vista, è simpatico, fortissimo, con una storia difficile e bella, e mi piace come faccia gare diversissime tra loro. La mia è diciamo una frecciatina agli "americanofili", non di certo a lui. Se c'è una persona che spero che prima o poi vinca a Chamonix, è proprio Jim.

- A proposito dei risultati. Primi 5 posti tra gli uomini ai francesi. Ok, sono di casa, sono di più, ma ecco, forse qualcosa vuol dire. Ecco perché io prendo sempre da esempio i loro metodi di allenamento e non quelli americani, almeno per i trail europei, perché poi certo che per gare americane molto veloci diventa meglio forse il contrario, sebbene poi quando qualche europeo va a correre le più dure gare americane, quasi sempre vince (ad esempio alla Hardrock...).

- Courtney Dauwalter, le altre donne, gli altri uomini "outsider". Durante la prima parte di gara vedevo la Dauwalter sempre poco davanti a me. Infatti fino a Les Contamines, 31 km, aveva esattamente gli stessi tempi che io avevo in programma, in linea con quello che avevo fatto 3 anni fa. Io ero leggermente dietro perché a causa della gamba e della pancia che già dava problemi dovevo rallentare in pianura, ma davvero poca roba. Nella discesa tra il Delevert e St Gervais lei ha perso diverse posizioni, con un passo tranquillo (più o meno come il mio, appunto), e ha salvato decisamente le gambe. Mate Maiora, ad esempio, nella prima discesa andava giù come un ossesso, come un trail di 50 km, non una 100 miglia, e poi si è ritirata (ma non conosco il motivo). Anche Rory Bosio, quando vinse la prima volta entrando nella top ten assoluta, era più o meno con me fino a Les Contamines, prima di iniziare a rimontare tutti. Ora, non dico chi punta alla vittoria e al podio maschile, che sicuramente difficilmente può permettersi di perdere contatto dalla testa (anche se i podi di David Laney e Tim Tollefsson arrivarono proprio dopo partenze super caute, a proposito ancora di americani), ma almeno chi punta al piazzamento in alcuni casi potrebbe giocare un po' meglio di tattica conservativa in questi casi. Però io mi sono ritirato lo stesso, quindi non posso parlare molto. In ogni caso, la Dauwalter ha poi proseguito con un ritmo pazzesco fino alla fine, io non avrei mai potuto seguirla, credo. Probabilmente di base lei è molto più veloce di me, oltre ad essere terribilmente tosta, e la sua carriera lo dimostra.

- Per concludere, agganciandomi ancora alla Dauwalter, si può notare come spesso il risultato all'UTMB arrivi dopo un periodo travagliato, e non quando tutto va bene da tempo. In piccolo è capitato anche a me, confrontando il 2018 e quest'anno. La Dauwalter, dopo aver fatto un paio di anni eccezionali, ha avuto un periodo più difficile, con alcuni problemi fisici (il ritiro alla Hardrock a luglio, la bronchite acuta l'anno scorso durante il tentativo di un record in Colorado), mentre intorno al Bianco ha fatto una prestazione pazzesca. Anche la Kotka ha avuto un periodo travagliato ed è dovuta praticamente ripartire da capo con l'allenamento, per poi arrivare terza. Al contrario, Jim Walmsley sembrava non sbagliare più una gara, pronto a raccogliere quello che potrebbe e si meriterebbe, invece si è fermato ancora. Pensando anche alle altre gare, il mio compagno del Team Vibram Scott Hawker ha raggiunto un grandissimo 2° posto nella super competitiva CCC, dopo un periodo molto difficile e con un'operazione subita a inizio anno alla caviglia, che fino a due mesi fa lo limitava molto. Ma questi sono solo alcuni esempi. Si potrebbero aggiungere tanti altri (Gamito, Mityaev, la Debats, gli americani, solo per citare i più noti) super preparati che poi hanno avuto problemi, e molti altri invece tra i nomi meno noti tra vincitori e piazzati (anche di CCC e TDS) che ultimamente non avevano raggiunto grandissimi traguardi.

- Ah no, l'ultimo punto è questo, sulla TDS. Ricordo il mattino del giorno della tragedia svegliarmi alle 8 del mattino e leggere gente che aveva già sentenziato, già condannato gli organizzatori per quello che era successo, senza che si sapesse letteralmente nulla. Era bastato un video di un partecipante, ed ecco subito i commenti, i soliti, quelli di pancia, senza sapere niente di niente. Poi ho sentito i racconti di chi era in gara, chi ha potuto proseguire e che è stato fatto fermare e fatto tornare indietro. C'è stato un momento di indecisione e incertezza? Forse, ma chi avrebbe preso la decisione giusta senza alcuna esitazione, di notte, magari con informazioni imprecise e incomplete? Anzi, forse la decisione giusta nemmeno esiste, perché che fosse far proseguire tutti, far fermare e attendere tutti in cima (poi recuperati tutti con gli elicotteri??), far tornare indietro chi era rimasto bloccato, di sicuro si sarebbe scontentato qualcuno. Sono state messe corde fisse sul momento per far tornare indietro le persone che dovevano scendere da un sentiero che in salita era "normale", ma che affrontato in discesa per tornare indietro verso Bourg St Maurice sarebbe stato troppo pericoloso. È arrivato l'SMS di annullamento della gara e con relative istruzioni a tutti i concorrenti coinvolti nello stesso istante, nella propria lingua. Sono stati predisposti dei passaggi di rilevamento dei chip, per assicurarsi che tutti venissero messi in sicurezza tornando indietro. A Bourg St Maurice tutti erano al riparo al chiuso. I bus hanno portato oltre 1000 persone verso Chamonix, un viaggetto nemmeno tanto breve. E tanto altro. L'unico modo per essere in sicurezza maggiore sarebbe semplicemente non fare la gara. Ah, a proposito del telo termico che qualcuno dice che non serve: bè, bisogna saperlo usare, perché poche cose scaldano - o raffreddano, in caso di caldo - come questo cosetto argentato/dorato e super leggero, lanciare coperte dall'elicottero sarebbe stato un poco difficile, credo.

- Un altro punto, dimenticavo. Sì, ho criticato l'UTMB per le scelte sul futuro della gara. Quelle critiche rimangono valide, ci sono tante cose non chiare sulle gare qualificanti, le iscrizioni, l'etica, eccetera. L'anno prossimo penso che non potrei nemmeno partecipare, non dovrebbero essere più sufficienti i punti ITRA - che poi io non li ho nemmeno così alti -, ma... quando ero lì, sia durante tutti quei giorni, che poi in gara, mi chiedevo davvero se ci fosse qualcosa di meglio. Certo che ci sono sentieri più belli, gare bellissime, organizzazioni più semplici con il loro bel perché. Ma questo è davvero il mondiale trail. Difficile staccarsene. Difficile per me pensare di non tornarci. Vedremo.

mercoledì 18 agosto 2021

Come sono andate le settimane di allenamento in altura

Per completare la mia preparazione all’UTMB ho inserito due settimane di altura al Sestriere subito dopo il weekend lungo di Courmayeur. Alcune riflessioni.Serve o non serve fare altura? La letteratura scientifica è contrastante (per fare un esempio, ecco un articolo https://www.scienzemotorie.com/allenamento-in-altitudine/ ), perché ci sono mille considerazioni da fare, ma pensando che l’UTMB si svolge praticamente sempre oltre i 1000 metri di altitudine, con diversi colli intorno ai 2500, la mia idea è che serve. Almeno, a me serve. Ho già notato in passato che riuscire a fare 12-15 giorni di altura intorno ai 2000 metri mi permetteva di non sentire poi gli effetti negativi di certe quote in gara, a maggior ragione ora, dopo quasi 2 anni senza essere stato ad altitudini elevate, sentivo questa esigenza.

Gli effetti positivi che ho riscontrato in passato e che cercavo anche questa volta, sono più o meno questi.
- Accumulare dislivello e volume di allenamento, sia a piedi che in bici, cosa che ovviamente faticherei rimanendo a Busto Arsizio (o Baltimore).
- Sfruttare un clima favorevole, e viste come sono state le prime due settimane di agosto, è andata davvero bene. Ci sono state giornate di 20°-25° anche ai 2000 metri, in pianura – o comunque a quote più basse – sarebbe stato praticamente impossibile fare gli stessi lavori senza patire fisicamente.
- Rimanere concentrato sull’allenamento, godendomi un poco le olimpiadi nei primi giorni – durante i quali ho fatto meno, dovendo recuperare il weekend di Courmayeur - e momenti di tranquillità tra una seduta e l’altra.

Effetti positivi a livello fisico? Come dice appunto la letteratura scientifica, in 2 settimane i miglioramenti dei valori del sangue non sono così tangibili, e non è nemmeno quello che cercavo, visto che l’aumento dei globuli rossi e degli enzimi coinvolti nel metabolismo aerobico non sono così drastici (o delle volte nemmeno ci sono), ma di sicuro un certo adattamento è riscontrabile fisicamente, anche semplicemente a livello soggettivo. Come ho scritto anche nel precedente articolo, le mie prime uscite oltre i 2000 metri sono state faticose, nelle gare di Courmayeur sentivo che oltre ad una certa quota non ero più in grado di spingere come volevo. Così è stato anche nella prima settimana a Sestriere (ma lì c’entrava anche un po’ la stanchezza post gara, probabilmente). Negli ultimi giorni della mia permanenza in montagna invece ho sentito finalmente di poter riuscire ad andare a certi ritmi, nonostante la stanchezza derivante dal volume accumulato. Stanchezza positiva, comunque, visto che ho sempre monitorato la forma per evitare di andare in sovraffaticamento, o peggio, in sovrallenamento.



Ma ci sono anche effetti negativi? Bè, qualcuno.
- Per risparmiare, e considerando che non sono un grande cuoco e sono anche pigro, l’alimentazione è stata abbastanza semplice (non entro nei dettagli!), ma in ogni caso, generalmente sana ed equilibrata (qualsiasi cosa voglia dire). Insomma, non sono di certo ingrassato e non mi sono riempito di schifezze, anzi.
- Il letto non era comodissimo, infatti non sempre sono riuscito a dormire benissimo, ma probabilmente anche nel caldo della pianura non avrei riposato al meglio, quindi non mi è cambiato molto, in fondo.
- Alla lunga, stare due settimane parlando con quasi nessuno di persona (a parte l’amico “Kuba” che sono andato a trovare il penultimo giorno) diventa pesantino anche per un misantropo come me. Ma lo sapevo, e la cosa non mi dispiace nemmeno troppo, avevo da leggere, scrivere, lavorare…
- Sestriere non è un posto così bello per fare trail running. I sentieri sono generalmente molto semplici e battuti da famigliole. Ma tant’è, lo so già, conosco la zona (anche se ci sono posti meno frequentati che avrei potuto esplorare un po’ di più), mi è sempre stata logisticamente comoda, quindi per il momento me la faccio andare bene. Invecchiando sarò più esploratore, forse.



E come sono andate queste due settimane? Direi benone, sono riuscito a fare tutto quello che volevo, inserendo anche dei lavori intensi, che invece in passato non facevo quasi mai durante questi periodi di allenamento, lasciando l’intensità solamente a qualche salita in bici. Rispetto ad altre volte, ho pedalato un po’ meno, il che non è necessariamente un male, nemmeno per me che sono amante del cross training.
In tutto, nelle 5 settimane da quando sono rientrato in Italia, ho fatto oltre 40 mila metri di dislivello positivo con 110 ore di allenamento (e quasi 18 mila in 50 ore in queste ultime di altura), forse il mio massimo di sempre, eppure senza strafare. Ma sono solo numeri, c’è molta gente che fa molto più di me ed è molto più veloce. Io punto ad andare forte in gara, non su Strava.

Ora rimane non rimane che recuperare, diminuire molto il volume, fare un paio di lavori veloci per recuperare un poco di brillantezza, e poi sono pronto per l’UTMB. Spero.

mercoledì 11 agosto 2021

Le mie gare a Courmayeur

Dopo un paio di settimane di allenamento, una volta arrivato in Italia, è arrivata finalmente l’occasione di una gara in montagna. Anzi, tre gare, in tre giorni. In occasione dell’evento del Vertical di Courmayeur, ho voluto correre tutte le tre gare in programma. VK1 il venerdì sera, VK2 il sabato mattino, il Trail del Battaglione la domenica. Inizialmente pensavo di correre solo il trail, ma avevo un bisogno viscerale di calpestare sentieri, faticare in salita, respirare l’aria fina dei 2000 metri e oltre (bè, anche oltre i 3000…).

Nei primi 10 giorni in Italia mi ero allenato decisamente tanto, e poi ancora qualche giorno, dove però iniziavo a sentire un po’ di stanchezza ed ero anche nervoso per fatti extra sportivi. Prima delle gare qualche giorno molto più tranquillo mi ha fatto recuperare bene per arrivare ad una forma buona al via dell’intenso weekend. Bè, sapevo di non essere al top, mi mancava ancora l’abitudine alle salite lunghe (anche per questo motivo era importante correre tutte e tre le gare), alle discese lunghe (in vista della domenica) e forse, più di tutto, all’altitudine, visto che erano due anni ormai che non andavo a quote alte.

Insomma, nel vertical del venerdì sera, che partendo da Dolonne arrivava al Pavillon, ho avuto una piacevole sorpresa della mia forma. Nel riscaldamento sentivo le gambe ancora un po’ cariche dalle settimane precedenti, ma una volta partito, mi sembrava di non stare così male. L’idea era di non esagerare, in vista soprattutto di domenica, ma nella prima parte di salita più corribile recuperavo facilmente posizioni. Mi sono così trovato ad un passo dal 5° posto, davanti a me di una ventina di secondi. Così, nella parte più ripida, ho continuato a spingere, nonostante fosse un tipo di salita che non affrontavo da non so quanto tempo, soprattutto a quei ritmi, e che in generale non è mai stato il mio terreno ideale. Ma stavo bene, così ho continuato a spingere. Solo poco prima del finale ho mollato leggermente, anche per via forse dei 2000 metri che iniziavo a sentire, con una respirazione molto più affaticata, perdendo così un paio di posizioni, senza crollare però. Non ho fatto moltissimi vertical nella mia vita, non sono la mia specialità, ma spesso sono partito convinto di potermi difendere bene. Invece ho sempre finito per subirli, finendo nella seconda parte di queste prove senza riuscire ad andare come volevo. Ma questa volta no, non ho mai subito la salita, forse per la prima volta in vita mia in una gara del genere. Ho sempre sentito le gambe piene e capaci di spingere come volevo. Tutti gli esercizi che ho fatto negli Stati Uniti per compensare la mancanza di grandi dislivelli mi hanno davvero aiutato, e qualche bel dislivello una volta tornato in Italia ha fatto il resto. Anzi, mi sono accorto sin dai primi giorni del mio ritorno che probabilmente avevo anche guadagnato qualcosa sulla forza in sforzi brevi, quindi ora non rimaneva che “trasformarla” sul lato della resistenza.

Purtroppo non c’era molto recupero prima del VK2. Dormito 4 ore scarse, e male, data la stanchezza della sera precedente, senza aver fatto un minimo di stretching o auto massaggi. In più, arrivato non troppo presto alla partenza, ho fatto un riscaldamento molto breve. Stavolta sono tornato a subirlo un vertical, ma lo sapevo già. Sin da subito sentivo le gambe stanche, così mi sono messo su un passo comunque buono, ma ovviamente senza ambizioni di classifica, anche perché la partecipazione era molto più alta. Arrivare poi a Punta Helbronner, a 3400 metri, è stato ancora più faticoso della sera precedente per quanto riguarda l’altitudine. Pur sapendo che sarebbe stata dura, non volevo perdermi l’opportunità di salire fin qua e rifarmi gli occhi delle montagne intorno. Non nascondo che guardando verso il Monte Bianco mi sono commosso, dopo che lo scorso anno non avevo potuto godere di un minimo panorama.

Per fortuna il sabato pomeriggio sono riuscito a riposare, e anche la notte è stata decisamente migliore, così alla partenza del trail mi sentivo molto meglio rispetto al giorno precedente. Le gambe sembravano più fresche, anche se a livello cardiaco sentivo ancora lo sforzo dei vertical, non riuscendo ad essere pienamente efficiente. Ma ci sta, rientrava nella parte allenante di questo lungo weekend. Così davanti sono andati “in fuga” una decina di atleti, e io dietro col mio passo, sperando di recuperare strada facendo. E così è stato, finendo al 4° posto. Ho patito una leggera difficoltà nella lunga salita verso il Colle del Battaglione, e ancora un’altra attaccando l’ultima salita verso il Pavillion (di nuovo), ma senza crisi vere e proprie, anzi, sentendomi spesso molto bene. Anche qua sentivo che oltre i 2000 metri non riuscivo ad essere efficiente come volevo, ma era in preventivo. Sono stato contento di non aver patito muscolarmente le discese e aver gestito anche la difficoltà dei soli due ristori (su 56 km e 4400 m+), che sì, sapevo anche questo ed ero attrezzato, ma non avendo forse le scorte piene dagli sforzi di venerdì e sabato, sarei stato contento in un paio di momenti di avere qualcosa da mandare giù e un po’ d’acqua che non fosse quella fredda dei ruscelli, visto che ero forse troppo tirato con le mie scorte.

Tutto sommato, direi weekend andato bene. Avrei forse potuto pensare ad un piazzamento migliore nel trail se avessi fatto solo quello (ma non vincere, davanti il giovane Didier Chanoine è andato fortissimo), ma avevo davvero bisogno sotto ogni punto di vista di fare tutte e tre le gare e rivivere certi momenti in un ambiente così, comprese le tante conoscenze che non vedevo da tempo e che è stato un enorme piacere riincontrare.

martedì 10 agosto 2021

Com'è cambiato il mio allenamento da quando sono tornato in Italia

Da quando sono tornato in Italia, l’11 luglio, il mio allenamento è completamente cambiato, finalmente. Come ho già scritto in tanti altri articoli, a Baltimore e dintorni non ho possibilità di variare molto. Non ho salite lunghe, né molto ripide comodamente raggiungibili, ma nemmeno totale pianura, esclusa la pista. E per quanto riguarda la bici, in mountain bike posso fare allenamenti molto diversi da quelli che posso con la bici da corsa.

In ogni caso, per le corse americane in cui solitamente gareggio, quei percorsi che ho a disposizione sono sufficienti (certo, se dovessi correre sulle Montagne Rocciose, il discorso cambierebbe), ma per gare alpine, dove sono più a mio agio e anche più adatto per caratteristiche, ho bisogno della varietà che ho in Italia. Anzi, a dire il vero, sarebbe bello avere questa varietà in ogni caso, anche se dovessi poi correre gare molto veloci come quelle americane, visto che alternare gesti tecnici diversi su terreni diversi mi tiene lontano molto più facilmente da acciacchi e infortuni.

Bè, mi è bastata una settimana per accumulare un volume di allenamento che non avevo mai fatto nell’oltre anno e mezzo di fila in cui sono stato negli USA. La possibilità di alternare salite lunghe al Campo dei Fiori, salite brevi nelle valli del Ticino o dell’Olona, da fare sia velocemente, sia camminando (soprattutto quell’allenamento su e giù sulla scalinata che ho semi inventato e che quasi tutte le persone che alleno conosce…), pianura totale appena fuori dalla porta di casa, è decisamente un valore aggiunto. Senza parlare della possibilità di affrontare veri percorsi di montagna, oltre ovviamente a tutte le stesse possibilità che ho in bici: salite brevi, salite lunghe, pianura…

Ogni dolorino o fastidio che spesso negli Stati Uniti mi accompagna nelle mie uscite sembra totalmente sparito. C’è solo un piccolissimo problema, ovvero la zona lombare che rimane molto contratta durante le salite lunghe, dovuto proprio dalla mancanza di questo sforzo per moltissimo tempo. Ma ci sto lavorando, in queste settimane è migliorato e sparirà in tempo per l’UTMB.

giovedì 8 luglio 2021

3 di 3. Com'era andata la mia "On The Rocks Trail Run"

Eccomi con diversi giorni di ritardo a parlare della terza gara di 50 km in tre settimane, corsa il 19 giugno. Speravo che la condizione in questo periodo sarebbe rimasta più o meno la stessa, invece mi sono ritrovato a correre la prima (First State Trail Race, in Delawere, vinta) al 90% della forma, la seconda (Eastern Divide, in Virginia, 6° posto) all’80%, e la terza (On The Rock Trail Race, Pennsylvania, vinta) al 50%, probabilmente, o anche peggio.

Sì, ho vinto anche l’ultima, ma purtroppo non c’era davvero competizione. Una trentina di atleti alla partenza e nessuno che potesse darmi un po’ battaglia. Tant’è che credo sia la prima volta in cui mi sono involato da solo in testa dal primo all’ultimo metro. E nonostante una cotta epica nell’ultimo terzo di gara, ho vinto con 37’ circa sul 2°. Mi dispiace non solo perché così la vittoria ha poco valore e non è stato divertente, ma anche perché la gara stessa meriterebbe molto di più, per il percorso, tra i più tecnici e divertenti della zona - e segnato benissimo rispetto agli standard americani -, per il ristoro finale pieno di ottima pizza, per il prezzo gara tra i più bassi che abbia visto qui in zona... Delle volte non li capisco questi americani.

Comunque, gara che sin dalla partenza credevo di gestire con calma, conoscendo anche il percorso dallo scorso anno (che avevo corso in modalità virtual, anche se si affrontava nella direzione opposta), invece dopo 2 dei 3 giri da affrontare, sono completamente esploso. Ero sicuramente stanco dalla gara della settimana precedente, dove mi ero davvero spremuto a fondo, tant’è che i giorni prima mi sentivo non poco fiacco, e di sicuro anche un po’ di nervosismo tra sera e notte prima non mi aveva fatto dormire per niente bene. Insomma, dopo 3 ore di gara, pur bevendo e alimentandomi bene sono andato in totale crisi. Anche se non spingevo, d’improvviso ho avuto un clamoroso calo energetico, cosa che non mi succedeva da anni. Non sapevo quanto avessi di vantaggio, quindi alternavo tratti dove me la prendevo comoda per recuperare ad altri dove provavo a forzare un po’. Diciamo che è stato un ottimo allenamento per ricordarmi come si gestisce una crisi. Serve anche questo a volte.

Dopo un poco di riposo, sta partendo la preparazione più specifica in vista dell’UTMB, tornando in Italia.