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venerdì 15 luglio 2022

La transizione estiva (e gare corte)

Quando si parla di allenamento, tutti ormai conoscono le diverse fasi lungo la stagione: transizione, base, costruzione, specifico, pre competitivo, competitivo. Poi ci si trova a scontrarsi con la realtà un po’ più complicata, dove si vorrebbe essere pronti e allenati a gennaio, e poi a marzo, a maggio, fine luglio, fine agosto, ottobre, con una puntatina a novembre. Ci siamo cascati più o meno tutti, me compreso. Di sicuro più si è forti, più si possono gestire le energie, vincendo gare anche prendendole come allenamento e andando all’80%. E poi ci sono situazioni sempre diverse, per cui per gare più brevi è possibile essere competitivi per più tempo, o senza la necessità di fare tutto in modo così dettagliato e diviso per periodo. Per chi ha meno qualità e punta ad essere finisher (in buone condizioni), è importante soprattutto essere pronti per la lunghezza e il dislivello dell’obiettivo principale, che poi spesso corrisponde con la gara più lunga.



I casi sono molto diversi uno dall’altro, e dipende sempre dalla storia dell’atleta, dalle qualità, dalle gare che si vogliono fare, dal tempo che si ha per allenarsi, dagli obiettivi, eccetera. Capita però a molti di avere come gara principale qualcosa a fine giugno, ad esempio dalle parti di Cortina… Oppure nella Svizzera ticinese (lo Scenic Trail)… Insomma, in molti si sono trovati a preparare in modo particolare una di queste gare, che fossero di 120 o di 55 km, comunque per molti la distanza più lunga e come obiettivo principale della prima parte dell’anno. Ma cosa fare subito dopo? Continuare ad allenarsi? Riposarsi? Puntare subito a qualcos’altro?

A parte alcuni che possono aver preso una di queste gare come avvicinamento per qualcosa ancora più lungo e impegnativo (tipo a fine agosto, o a inizio settembre, dalle parti del Monte Bianco in Valle d’Aosta…), per molti però le successive settimane sono state proprio di recupero. Gli obiettivi autunnali e il clima del periodo non consigliano di certo di strafare ora, anzi. Insomma, nient’altro che un periodo di transizione tra un mesociclo e un altro, dove fare magari sport alternativi, corse tranquille e possibilmente più corte, magari qualche giro in montagna anche solo sotto forma di trekking. Se capita qualche corsa breve ben venga! Capita infatti che grazie all’enorme base aerobica dei mesi precedenti e della gara lunga appena fatta si arrivi a correre gare brevi (dico intorno ai 5-10 km) inaspettatamente veloci, nonostante giorni con pochi allenamenti e settimane quasi certamente senza intensità. Non so quante volte mi è capitato in passato di andare fortissimo in gare veloci pur senza averle preparate e magari con le gambe ancora non del tutto riprese da un’ultra di due o tre settimane prima, e noto che sta capitando spesso anche con le persone che alleno, inaspettatamente felici per certi tempi e risultati che non si sarebbero mai pensati. Non è un’auto markettata, solo un’aneddotica che quest’anno si sta felicemente ripetendo spesso, nemmeno troppo sorprendentemente per me, non per la mia presunta bravura, ma proprio perché so che può accadere facilmente.

Quindi, se volete migliorare sui 5 o sui 10 km, allenatevi per un’ultra, poi corretela, anche a fatica, e dopo qualche settimana fate la gara corta. Vabè, scherzo. Più o meno… Ma sto divagando, volevo dire della transizione estiva. In effetti perché in estate bisogna per forza fare sempre allenamenti e gare lunghe se si è già fatto tantissimo prima e se fa un caldo fotonico? E poi magari si fanno pure in ferie… Riposarsi e ricaricare le pile in vista dell’autunno può essere decisione saggia e giusta in questo periodo, almeno per chi non ha grandi obiettivi imminenti.

venerdì 25 ottobre 2019

Periodo di riposo e transizione: ad ognuno il proprio


In una classica programmazione annuale di impegni sportivi dovrebbe arrivare anche il momento del periodo di transizione, ovvero un periodo di recupero fisico e mentale al termine della stagione agonistica. Il nome stesso, transizione, indica il compito di questa fase, che normalmente dovrebbe durare almeno un mese - ma in alcuni casi anche di più o di meno -, ovvero di accompagnare l'atleta dal periodo agonistico della stagione terminata al nuovo periodo di preparazione. Questo è quello che accade negli sport di squadra o in sport dove la stagione agonistica è ben definitiva, oppure in attività dove l'obiettivo è uno solo, ad esempio con la maratona o con l’ultratrail. Sappiamo però che i tempi stanno cambiando. In pochi preparano una maratona o due all’anno al meglio delle proprie capacità, così come è diventato “normale” affrontare un gran numero di lunghissimi ultratrail in tutti i 12 mesi. In questo caso forse pensare con i comuni cicli di allenamento ha poco senso, tuttavia in ogni caso sarebbe bene, per avere una certa longevità sportiva ed evitare infortuni o malesseri vari, introdurre durante l'anno un periodo – o anche più di uno - di transizione.
Per essere più chiaro faccio degli esempi concreti.
Chi corre un UTMB o un'altra gara di quella settimana di Chamonix potrebbe prendere un periodo di transizione subito dopo la corsa, dalle 2 alle 4 settimane, dove ridurre gli allenamenti e fare altro, recuperando energie psico-fisiche. Questa sarebbe la logica. Ma pensando che potrebbe esserci ancora bel tempo, giornate lunghe, e con non poche corse interessanti nel periodo autunnale, può essere utile fare un periodo di riposo più corto, diciamo 1 o 2 settimane, sfruttando la base aerobica per dedicarsi ad allenamenti più intensi e fare gare più brevi, per poi fare il vero periodo di transizione a fine anno, con un mese stavolta davvero più tranquillo. Questo non vale per tutti, perché c'è anche chi dopo l'obiettivo clou preferisce stare lontano dalle gare per più mesi, per ricaricare a dovere le batterie e dedicare più tempo a famiglia, lavoro o altri interessi. In questo caso il periodo di transizione diventa più lungo, senza per questo correre il rischio di perdere tutto a livello fisico e non recuperare più la forma. Anzi!
Per chi ha terminato il Tor des Geants può essere invece consigliabile fare un ben più lungo periodo di recupero, prolungando la transizione e riprendere poi in modo graduale, ascoltando i segnali del corpo, perché potrebbe volerci più tempo del previsto per riprendere la normale attività sportiva. Certo, esistono casi di chi riprende molto presto e senza danni, ma è una cosa non per tutti.
Se invece si fanno gare più corte e la stagione è rimasta concentrata tra primavera ed estate, un periodo di transizione tra fine autunno e inverno è più semplice da inserire e da gestire.
Ma cosa fare durante questo periodo? Ovviamente dipende sempre dal proprio livello, dalla disponibilità di tempo, e da quanta stanchezza c'è. Un periodo di riposo assoluto può non fare male, anzi. A qualcuno bastano 3 giorni per impazzire, altri possono fare 3 settimane senza problemi. L'importante è prendersi un minimo di tempo, per poi riprendere con attività blande e non troppo lunghe. Qualche settimana senza intensità e senza allenamenti lunghi non può che giovare in vista delle nuove sfide. Fare sport alternativi è senza dubbio molto utile, come sarebbe utile farli durante tutto l'anno. Anche dedicare tempo a cose tralasciate durante l'anno non sarebbe male, ad esempio lo stretching o la propriocezione. Altra cosa molto importante sarebbe quella di curare eventuali acciacchi o problemi fisici: se non lo si fa ora quando lo si fa?
Insomma, se esiste il concetto “ad ognuno il proprio allenamento”, dovrebbe esistere anche il concetto “ad ognuno la propria transizione". L'importante è che ci sia.
Buon riposo.